DEPOSITO TEMPORANEO DEI RIFIUTI

RADDOPPIA IL QUANTITATIVO MASSIMO CONSENTITO

Il DDL per la conversione del decreto-legge 18/2020 (il "Cura Italia"), APPROVATO DAL PARLAMENTO il 24 aprile 2020 ed in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, OLTRE AL VIA LIBERA alla proroga delle autorizzazioni ambientali in scadenza, alla proroga e sospensione dei termini degli adempimenti ambientali (30 giugno p.v.) quali MUD, Dichiarazione Centro di Coordinamento Raee, dichiarazione delle Pile ed accumulatori immessi nel mercato e del versamento del diritto annuale d' iscrizione all’Albo Nazionale gestori ambientali, con l'introduzione del nuovo Articolo 113 bis, cambia il volto del DEPOSITO TEMPORANEO.

░ Al comma 1) (che è anche l’unico comma dell’articolo) del sopracitato Articolo leggiamo infatti che, “Fermo restando il rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione incendi, il DEPOSITO TEMPORANEO DI RIFIUTI, di cui all’articolo 183, comma 1, lettera bb), numero 2), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è consentito fino ad un QUANTITATIVO MASSIMO DOPPIO mentre, il limite temporale massimo, non può avere durata superiore a diciotto mesi”. Il fatto che, nel documento non venga citato “alcun termine per l’operatività della deroga”, potrebbe far pensare che l'articolo così convertito, rappresenti una sostanziale e permanente modifica del DLGS 152/06.

░ Vediamo quindi come il DDL del 24 Aprile 2020 interviene nella gestione del DEPOSITO TEMPORANEO. Partiamo dal presupposto che il soggetto che pratica il deposito temporaneo (sia esso produttore iniziale che nuovo produttore) è soggetto a delle regole che non vengono imposte da alcuna autorizzazione specifica; nel caso di nuovo produttore non è necessario citare il rifiuto in autorizzazione ma, se indicato, dev'essere riportato nell’autorizzazione che segue le regole del deposito temporaneo, caratterizzata da limitazioni ben precise relative sia alla tempistica sia alla quantità. Il produttore infatti, ha la possibilità di raggruppare in deposito temporaneo all’interno del proprio luogo di produzione un quantitativo illimitato di rifiuti pericolosi e non, provvedendo alla raccolta e all’avvio alle operazioni di recupero o di smaltimento entro il termine massimo di tre mesi dalla produzione degli stessi; oppure, può raggruppare in deposito temporaneo all’interno del proprio luogo di produzione un quantitativo massimo di 30 metri cubi di rifiuti,aumentati oggi (dopo l’approvazione del DDL del 24 Aprile 2020) a 60 metri cubi, di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi diventati oggi 20 metri cubi ed avviarli a recupero/smaltimento al superamento delle quantità dette in precedenza. Il limite volumetrico ed il limite temporale, da non superare affinché il deposito temporaneo non si configuri come deposito incontrollato o discarica abusiva, sono discrezionali anche se, resta sempre e comunque vincolante il limite temporale tassativo che da un anno è passato a 18 mesi dalla data di produzione dei rifiuti.

░ Il Deposito Temporaneo, a differenza della Messa in riserva e del Deposito Preliminare, non ha vincoli legati alle operazioni relative all’invio a successive operazioni di recupero o smaltimento, per cui sarà il produttore che sceglierà liberamente a quali operazioni destinare il rifiuto da lui prodotto, fermo restando l’obbligo di verificare le autorizzazioni di trasportatori ed impianti al fine di evitare corresponsabilità nelle operazioni di scarico del rifiuto stesso. Le annotazioni sul registro di carico e scarico dovranno avvenire entro 10 giorni lavorativi dalla produzione ed entro 10 giorni lavorativi dallo scarico.
Esistono delle eccezioni a quanto appena detto in merito alla gestione del deposito temporaneo dei rifiuti quali ad esempio i casi di deposito temporaneo dei Rifiuti Sanitari, dei rifiuti da cantiere, dei materiali tolti d’opera, dei cantieri mobili, dei rifiuti prodottida fuori unità locale o da manutenzioni ed altri ancora sui quali mi riservo di scrivere in dettaglio previo accurato approfondimento.

Roberto Ribaudo

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